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FOTOGRAMMI DAL CARNEVALE DI VENEZIA 2019

IL CARNEVALE

ORIGINI

Panem et circenses”, ovvero “distogliere l’attenzione dei cittadini dalla vita politica, in modo da lasciarla alle élite”. Questa sembra essere l’origine del carnevale come lo conosciamo oggi, sia nell’antica Roma che in quello di Venezia, che risale al 1094 ed è citato in un documento del doge Vitale Faler.

Il carnevale, a sua volta, trae origine dai “Saturnali”: festeggiamenti religiosi romani, ancora più antichi. Nel 161 a.C. il console Gaio Fannio Strabone propose la legge, che poi da lui prese il nome di Lex Fannia, che fissava il limite di spesa per i pranzi organizzati in queste occasioni in 100 assi.

Durante festeggiamenti era sovvertito l’ordine sociale: gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi, e potevano comportarsi di conseguenza. Quindi, la caratteristica del carnevale è il travestimento, per motivi ed esigenze, ludiche, ma necessarie al potere e al popolo.

La presenza delle maschere e dei costumi risponde all’esigenza di cambiare la propria identità e dare sfogo, così, al bisogno di sentirsi quello che non si è, con tutte le conseguenze del caso...

A Venezia, in particolare, si hanno tracce della produzione artigianale di maschere dal 1271. Una tradizione che si è tramandata fino ai nostri giorni e che conserva le tecniche di produzione e i materiali antichi.

Una caratteristica del carnevale veneziano è la festa delle “Marie”, che sembra avere origine nel 943. Cessata nel 1379 e ripresa nel 1999.

Dodici splendide fanciulle veneziane (due per ogni sestiere), spose povere, venivano benedette collettivamente il 2 febbraio nella basilica di san Pietro di Castello: giorno della purificazione della beata vergine Maria. Le famiglie patrizie veneziane si impegnavano per la loro dote e il doge prestava loro i gioielli del tesoro della città. La festa ebbe origine dopo la vittoria dei veneziani sui pirati istriani che le rapirono. Durante la festa, sfilavano in corteo fino in piazza san Marco, ma all’epoca raggiungevano anche altri luoghi importanti di Venezia. Una caratteristica del corteo è quella di essere precedute da figuranti in costumi medievali. Anche oggi, il corteo parte dal sestiere di Castello.

Erano talmente belle che per evitare la trasformazione della festa religiosa nel solo desiderio di ammirarle, per un periodo molto lungo, furono sostituire da sagome in legno, scatenando le proteste della popolazione.

Ancora oggi, l’espressione di “Maria de tola” (Maria di tavola), coniata per l’occasione, è utilizzata a Venezia per indicare con irrisione il tipo di donna fredda e senza seno (piallata).

La figura femminile a Venezia ha sempre avuto un’importanza particolare. Il culto della bellezza della donna, della sua libertà ed emancipazione, sono una costante nei secoli della Serenissima. Un esempio straordinario si ha con la considerazione e le prerogative di cui godevano le cortigiane.

L’usanza di mascherarsi con abiti del sesso opposto è tipica dei secoli scorsi e permane, quale segno distintivo della trasgressione che il carnevale implica. A volte, le sembianze sono talmente credibili che riesce difficile distinguere un uomo da una donna, solo osservandone il volto. Ma è interessante osservare la complicità che si stabilisce tra due persone mascherate in tal modo e la cura che pone la donna (travestita) nell’aiutare il suo compagno a sistemare i dettagli del suo travestimento.

Altro aspetto caratteristico del carnevale veneziano è il “volo dell’angelo”, nato nella metà del ‘500 per merito di un funambolo turco che raggiunse la torre campanaria di san Marco partendo da un’imbarcazione ancorata nella Pizzetta: la piazza antistante san Marco che si affaccia sul canal Grande. La discesa dalla torre campanaria terminò nel prospicente palazzo Ducale, dove porse gli omaggi al doge.

L’impresa piacque tanto è fu inserita nei festeggiamenti del carnevale, denominata “svolo del turco”. Nei secoli successivi, cambiò in vari aspetti, fino ad essere effettuata da un uomo legato con anelli ad una corda che si lanciava verso il basso. Cambiò il nome e divenne “volo dell’angelo”.

Nel 1759, accadde quello che oggi definiremmo un “infortunio sul lavoro”. Il temerario personaggio si schiantò al suolo inorridendo tutti. L’anno dopo, la persona fu sostituita da una colomba di legno. Una vera soluzione di prevenzione primaria. Poi, per molti anni successivi, fu interrotto. Diventato “volo della colombina”, è solo dal 2001 che viene effettuato da una donna, prima scelta tra varie professionalità artistiche o sportive e, dal 2011 tra le “Marie”.

Il carnevale però, conserva sempre la sua capacità di adeguarsi al tempo in cui si vive, perché la sua natura di ironizzare e dare libero sfogo al desiderio di trasgredire, non muta col tempo. Quindi, si possono vedere i segni contemporanei del mondo della comunicazione globale e della presenza di architetture strane che inglobano i costumi del passato, rievocati per qualche giorno.

PHOTOGALLERY

Le sagome in legno delle "Marie" che ancora oggi precedono il corteo.

Un momento della sfilata delle "Marie", portate su sostegni di legno dai gondolieri veneziani.

Il transito del corteo medioevale che precede le "Marie" sulla rive degli Schiavoni. Si intravvede il campanile di san Marco.

Il saluto di una delle splendide ragazze che ha vinto il concorso che ogni anno viene indetto per scegliere le 12 "Marie".

L'inizio del volo dell'angelo del carnevale di quest'anno. E' la "Maria" vincitrice dello scorso anno: Erika Chia.

Una maschera artigianale indossata da una "Maria", nel laboratorio dove sono prodotte. Gli occhi che attraversano i fori della maschera giungono direttamente al cuore dell'osservatore.

Due persone mascherate con abiti del sesso opposto e la complicità che si instaura durante la loro esibizione, per far risaltare al meglio il loro travestimento.

Altro esempio di travestimento maschile di una giovane donna, in un luogo ricco di storia: la biblioteca Marciana. Di fronte al palazzo Ducale e ai piedi del campanile di san Marco. In particolare, questa ragazza è tedesca, ma come è facile immaginare, il carnevale veneziano è frequentato da persone e maschere di tutto il mondo.

Il carnevale dura circa 10 giorni e durante la sera, anche inoltrata, piazza san Marco in particolare, è sempre piena di gente che si diverte al suono della musica dei vario concerti programmati. Spesso di musica contemporanea. Vedere gli abiti storici che si muovono al ritmo dei Queen è davvero spettacolare. Tutto ciò nella tranquillità e sicurezza più assoluta. Un ambiente divertente anche per la serenità dei bambini.

La pescheria di Rialto: un luogo poliedrico che ha conservato la sua originale destinazione di mercato del pesce e che la sera si trasforma in luogo di divertimento per la presenza dei diversi bacari nei dintorni. La musica è una costante e durante il carnevale diventa un luogo pieno di contrasti estetici a cui, però, i veneziani non fanno caso. Come se il tempo veneziano non avesse... tempo.

Una delle modifiche architettoniche degli edifici veneziani, ha trasformato il primo piano di un "bar" in vetrina e da questa, durante il carnevale, è possibile ammirare persone mascherate e incorniciate dall'alluminio anodizzato. Come in un moderno, ma discutibile, quadro che trasmette un'immagine del passato.

Ai piedi del ponte di Rialto, Il cambio di sesso apparente nell'abbigliamento, più o meno evidente, diventa una costante del carnevale. E' un classico a cui il clima di festa non fa che esaltarne il bisogno.

L’AUTORE

Massimo Peca Fotografo

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Nel mio racconto per immagini del carnevale, non ci sono costumi sfavillanti e atmosfere da sogno. Visibili in milioni di foto realizzate da veri maestri del “disegno con la luce”, perché mi interessa l’aspetto umano, femminile, in particolare, e il suo rapporto con la festa. La storia che lo caratterizza, la sua origine e come questa sia ancora attuale, sebbene con trasformazioni caratteristiche del tempo.

 

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