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OUTSIDER MUSIC

di Alfredo Sgarlato

Lezione 8

Ispirato dal corso tenuto dall’amica Francesca l’anno scorso, ovvero l’outsider art, cioè l’arte creata da persone con forti problematiche psichiche, ho deciso di terminare il corso parlando di “ousider music” ovvero musica incisa da musicisti folli o comunque molto stravaganti. Con il diffondersi del personal computer, del CD e l’esplosione di internet registrare e diffondere musica è diventato sempre più facile, per cui si è riscoperta qualsiasi cosa, e sono nati culti sotterranei come quello dell’“Incredibily strange music” (musica incredibilmente strana) di cui l’outsider music è il filone più simpatico.

Inizierò però raccontandovi la storia di un musicista veramente grande, non un outsider, ma la cui carriera e la vita furono distrutte dalla follia, non è ovviamente l’unico ma lo prendo come esempio, per continuare con alcuni personaggi la cui storia particolarmente strana è diventata di culto presso gli appassionati.

Si tratta di Nick Drake, inglese ma nato in Thailandia il 19 giugno 1948. Si dice abbia avuto un infanzia felice, con una famiglia affettuosa in una bellissima casa in campagna. Una biografia parla di un trauma infantile, non specifica quale, né se ne parla in altre. Al liceo si parla di lui come un ragazzo intelligentissimo, simpatico, portato per lo sport. Spesso ha comportamenti stravaganti, ma che gli amici trovano normali per un artista. Negli anni dell’università inizia a suonare dal vivo, ma per lui è faticoso esibirsi in pubblico. Diventa sempre più solitario, veste sempre di nero, non si conoscono sue relazioni sentimentali. Notato da un discografico incide tre dischi splendidi, apprezzati dalla critica ma ignorati dal pubblico. Sprofonda sempre più nella depressione, fino alla morte il 25 novembre 1974 per un’overdose di farmaci, non si saprà mai se casuale o voluta. Come sempre in questi casi si sono fatte molte diagnosi postume: depressione, schizofrenia slatentizzata dall’uso di droghe, omosessualità repressa (frequente in casi di artisti suicidi), probabilmente tutte campate in aria. Di lui restano il mistero e la musica.

Padre spirituale di tutti gli outsiders è Moondog (Louis Thomas Hardin, 1916-1999). Figlio di un predicatore che poi perde la fede, trascorre la gioventù girando per l’America, appassionandosi alla musica dei neri e dei nativi. A 16 anni perde la vista, studia musica in un istituto per ciechi, e dopo la guerra decide di vivere per strada (salvo un breve periodo in cui è ospite del giovane e ancora sconosciuto musicista Philip Glass). Suona strumenti costruiti da lui, veste da vikingo, professa il paganesimo; benché viva in strada ha una moglie e una figlia che poi lo lasceranno, per riconciliarsi più avanti. La sua musica, inclassificabile come genere, è molto apprezzata dagli altri musicisti, incide vari dischi, in cui non sono dichiarati gli esecutori (ad alcuni dichiara che erano degli sconosciuti, ad altri che erano famosi jazzisti tra cui Charlie Parker, ma non ha voluto citarli perché tossicodipendenti). Gli ultimi anni della vita li passa in Germania, ospite di una famiglia di fans.

Mito assoluto del mondo outsider è The Legendary Stardust Cowboy (Norman Carl Odam, n.1947), The Ledge per i fans. Ragazzo semi-ritardato, impara a parlare a sei anni. Ha una grande passione per i viaggi spaziali. Da adolescente decide che l’unico modo che ha per trovare una ragazza è diventare una rockstar. Chiede di potersi esibire in un locale e qui una parte del pubblico inizia subito a deriderlo, l’altra a difenderlo. La voce di un musicista pazzo che si esibisce in giro si sparge e fa molte serate, sempre con l’esito della prima. Il grande bluesman T-Bone Burnett si offre per produrgli un disco, ma viene pubblicato solo un 45 giri, gli altri nastri sono perduti o distrutti. Norman lascia la musica, fa mille mestieri, viene anche arrestato per vagabondaggio, poi negli anni ‘80 il mondo del punk e del rock alternativo lo riscopre, e incide alcuni dischi molto più riusciti, il personaggio di Ziggy Stardust creato da David Bowie è un omaggio a lui.

Tra gli idoli del Ledge c’era Tiny Tim (Herbert Buckingham Khaury, 1932-1996). Musicista di formazione classica, conosce a memoria qualsiasi canzone americana scritta dopo il 1880. A inizio carriera la stranezza dell’uomo, che parla come un gentiluomo dell’800, il modo di cantare poco consono all’apparenza, i look stravaganti, gli procurano un certo successo di pubblico, che però lo scambia per un comico che interpreta un personaggio. Finito l’effetto sorpresa viene dimenticato. Tim è un uomo tormentato, un fanatico religioso, un grave nevrotico che fa il bagno cinque volte al giorno e non riesce a pronunciare in pubblico parole che abbiano anche la minima attinenza col corpo e la sessualità. Viene scambiato per gay, ma è in realtà attratto da ragazze molto giovani, ne sposa tre ma tutti i matrimoni durano pochissimo e probabilmente non furono consumati. Anche lui negli anni ‘80 viene riscoperto dal mondo del rock più estremo.

Altro mito, forse come vedremo falso mito, del mondo degli outsiders è Jandek (n. 1945). A partire dal 1978 un uomo che si firma Jandek inizia a pubblicare annunci su riviste per vendere i suoi dischi, registrati in cassetta e poi dagli anni ‘90 in CD, più di uno all’anno per decenni, sempre allo stesso prezzo. Molti li trovano brutti o noiosi, c’è chi li trova affascinanti. Hanno sempre copertina simile, una brutta foto di periferia. In molti c’è la foto di una stanza, in alcuni una foto, molto sfumata, di un giovanotto biondo. Jandek invita i fan a scrivergli, ma quasi mai risponde, o lo fa in maniera sibillina. Un critico gli fa avere il suo numero e incredibilmente Jandek lo richiama. Il critico dirà: c’è un pazzo pericoloso in giro e ha il mio numero di telefono. A volte per Jandek risponde alle lettere un certo Sterling Smith che dice di essere il suo manager. Dalla lettura dei testi nasce il mito Jandek, musicista pazzo che non ha amici, non esce dalla sua stanza e sogna amori impossibili con ragazze che spia dalla finestra. Poi, nel 2004 il colpo di scena: a sorpresa ad un importante festival rock Jandek viene annunciato e si presenta sul palco. Effettivamente è il ragazzo della foto (molto invecchiato). Inizia a fare tour dal vivo e suona anche in Italia. Ma inizia a girare una voce: Jandek e Sterling Smith sono la stessa persona, un uomo normalissimo con una famiglia e un lavoro, che si è inventato un alter ego creando la leggenda del musicista pazzo Jandek.

Per galanteria si dovrebbe cominciare dalle signore, noi invece chiudiamo con una graziosa signorina, Lucia Pamela (1904-2002). Fin da bambina mostra un notevole talento per la musica, fa studi classici ma si dà al jazz e nel 1926 viene eletta Miss Saint Louis. Per una ventina d’anni fa una buona carriera, seppur a livello locale, come musicista, attrice di musical e presentatrice radio, per poi ritirarsi e dedicarsi alla famiglia. Poi, negli anni ‘60, pubblica un disco, in cui si racconta di un viaggio sulla luna. I problemi sono due: primo, il disco è orrendo, secondo, lei afferma di averlo veramente inciso sulla luna. A chi le fa notare che il disco è pieno di stonature risponde che non è stonato, è suonato secondo le tonalità lunari, diverse da quelle terrestri. A chi le fa notare che è inciso malissimo risponde che ciò è dovuto alla diversa atmosfera lunare, e che sulla luna suona benissimo. Il disco vende tutte le copie, ma i maligni sostengono che le abbia comprate tutte Lucia e regalate ai passanti. Pamela passerà una serena vecchiaia in un ospizio, assistita dai figli avuti in più matrimoni, e fino all’ultimo sosterrà di essere stata sulla luna e avere inciso un disco lassù.

Queste sono alcune delle folli storie del rock. Suonano divertenti ma in alcuni casi sono molto dolorose. Sono ricostruite da interviste, anche contraddittorie, ai protagonisti, e da vecchi articoli. Non si sa quanto ci sia di veramente vero e quanto di inventato ma, come diceva John Ford, tra verità e leggenda si stampi la leggenda.

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